Non chiamatela #artista!!!! #Fridawer si racconta ad #artabloid

arte, moda

Sono nata a Foggia in una calda giornata del 1987 da un padre artigiano e da una mamma altrettanto “manuale”. Quarta di 4 figli. Ho frequentato l’Istituto d’Arte e poi l’Università anche se poi sono tornata al punto di partenza: a quando creavo gioielli a scuola. Lì, infatti, ci hanno inculcato il concetto di prezioso: l’oro, l’argento e le gemme.

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A cosa dobbiamo il nome Fridawer?

Avevo deciso ai tempi dell’Istituto d’arte di chiamarmi Frida, come la famosa Kahlo, artista di fascino e sofferenza, e Wer che deriva da Werwolf un sciocco giochino di parole che nasce alle medie, quando un mio amico mi prendeva in giro per i peli sulle braccia (da qui +100 punti di stima a FridaKahlo!) .

Quale esperienza di vita ti ha segnato maggiormente in questi anni?

Dopo la laurea parto per Lisbona. Lavoro come tirocinante per Valentim Quaresma, artista portoghese di gioielli e lì apprendo una cosa semplice quanto banale: un gioiello può esser fatto di qualsiasi cosa (anche di sole spille da balia o batterie esauste).
Apprendo l’arte di creare con tutto. Mi si apre un mondo.
Ritorno in Italia con una valigia strapiena di fettuccia (rotoloni di tessuto a striscioline) e tessuti. Da lì, da quei “rotoli lisboniani”, nascono le prime collane “povere”: Pop, semplici e colorate.
Non ho abbandonato definitivamente le mie “caramelle” (gemme e pietre preziose), ma è cresciuta in me la voglia di creare accessori di facile portabilità che abbiano un non so che di diverso.

Lisbona crea dipendenza? La città influenzato la tua “arte orafa”

Dal mio ritorno in Italia è un continuo parlare di Lisbona. La sua atmosfera è nelle cose che faccio, negli orecchini Lisboa Kitsch, nelle ultime collane marinaresche –Sailor, MilleNavy e MilleCatene-, che rimandano a Cais do sodrè, vecchio quartiere portuale nonché ex quartiere di bordelli e di gente di malaffare spesso frequentati da marinai in cerca d’amore nelle loro ore di libertà. Oggi tutto il quartiere è cambiato, restano i palazzoni, il grande vialone ma è tutto riabilitato a centro del divertimento notturno di Lisbona, con locali, club, bar e gente da tutta Europa. Da qui partono le mie nuove collezioni, da quelle sere lusitane.
Diciamo che è uno strano modo di affrontare la “saudade”.

Quali altre contaminazioni ritroviamo nei tuoi gioielli?

Nei miei Millegiri, contaminati da una vena PunkRock, gli orecchini gitani grandi e colorati, la vena floreale da figlia dei fiori dei Poppy Flower, insomma tutto quello che mi ha influenzato, il sud dell’Italia e del mondo, i poeti, la musica, la storia, l’arte e le persone. Tante anime in “una sola moltitudine” come ha detto qualcuno prima di me.
L’idea, che comunque trova influenze un po’ ovunque, ad esempio anche nel ritorno nella odiata/amata città natia, viene elaborata dalle tecniche che utilizzo. Queste sono semplici e di facile apprendimento. Una delle tecniche che utilizzo di più si chiama Finger Knitting e sembra ben più antica del nome inglese che porta. Le dita sono lo strumento, i ferri del mestiere che consentono di creare dei cordoni tubolari da utilizzare come fantasia comanda.
Il resto è intreccio a tre o a quattro.

Hai perso per strada delle tecniche privilegiando altre?
Ho abbandonato il saldatore (a malincuore devo dire), per armarmi di pistola per colla a caldo, tenaglioli (quelli per fortuna sono rimasti), paste modellabili, gomitoli, tessuti e in ultimo il plexiglass (anche questo un retaggio portoghese).
Materiali poveri, reperibili, di riciclo e soprattutto da trasformare a proprio piacimento.

L’arte orafa è sempre a metà tra moda e arte, tu come ti poni in merito a questa eterna diatriba?

La mia è una piccola ricerca stilistico-evolutiva senza pretese. Non pretendo di fare Moda, non pretendo di esser chiamata artista (in quanti hanno abusato di questo termine?); io semplicemente creo ciò che mi piacerebbe indossare, creo perché se no sto male, creo perché è l’unica cosa che so fare meglio (che poi, se mi applicassi, saprei fare tutto!!!!).
Creo da quando sono bambina e lo farò fin quando mi andrà di farlo.
Ma soprattutto

creo perché non ho un lavoro. Quindi cerco di crearmi anche quello.

 

ll mio negozio on line è su A Little Market: una community di artigiane/hobbiste italiane e europee che lì vendono le loro creazioni. Lì ho trovato anche altre artigiane molto brave con cui ho stretto amicizia.

 

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Che poi, sulla soglia dei 27 anni, mi tocca pure guadagnare qualcosa per vivere.
E quindi qualcosina la vendo… dura è la vita di un crafter ma qualcuno deve pur farla!

Il mio negozio on line è su A Little Market: una community di artigiane/hobbiste italiane e europee che lì vendono le loro creazioni. Lì ho trovato anche altre artigiane molto brave con cui ho stretto amicizia.

http://www.alittlemarket.it/boutique/fridawer-272923.html

 

 

 

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